Self-care: lama a doppio taglio Stampa E-mail

Le vacanze, quest’anno, sono state turbate dalle notizie un po’ preoccupanti che arrivavano da molti Paesi e hanno riempito quasi ogni giorno i giornali della nostra penisola.

Mi riferisco, in particolare, al famigerato “virus A/H1N1” che ha messo in allarme tante famiglie e paventato perfino la chiusura delle scuole dietro suggerimento della Federazione dei pediatri che in un primo momento avevano avanzato questo tipo di richiesta. Su tale vicenda ci eravamo già pronunciati nel precedente editoriale sul limitato rischio definendo il virus in questione non particolarmente pericoloso.

Questo dato è stato confortato dai laboratori dell’OMS accreditati in cui hanno informato che il virus non si è modificato nel tempo in una forma virulenta e quindi più aggressiva per l’organismo (il rischio forse è proprio questo). Quindi certe preoccupazioni e un certo allarmismo sono al momento fuori luogo. Certo il rischio rimane ed è importante che le istituzioni sanitarie continuino a monitorare la situazione e incrementare le misure d’emergenza.

È diventato, ormai, usuale utilizzare nel linguaggio quotidiano termini inglesi che non tutti sanno comprendere come “Health-care, Know-how, Self-care, ecc.”. In quest’ultimo caso il Self-care s’intende il paziente affetto da psoriasi che cerca di curarsi a domicilio senza l’aiuto dei medici o infermieri che somministrano farmaci o applicano le pomate prescritte.

Il Self-care è una lama a doppio taglio; è sempre utile che il paziente sia indipendente e che possa attuare le terapie da solo, ma è anche vero che il “fai da te” non possiede il significato del Self-care. E’ quindi opportuno che il paziente venga seguito da un medico per effettuare il trattamento, ma è compito dello stesso medico insegnargli come applicare le creme in modo corretto oppure come assumere un farmaco per via sistemica e quando è necessario eseguire gli esami del sangue di controllo per non incorrere in gravi effetti collaterali.

A volte noi pazienti prendiamo con troppa leggerezza una terapia sistemica e in questi casi è compito del medico responsabilizzarci, rendendoci partecipi del trattamento in prima persona.

Può accadere talvolta che noi dopo una prescrizione di un farmaco e alla domanda se abbiamo effettuato gli esami di controllo ribattiamo semplicemente che stiamo bene e non ne abbiamo bisogno.

Nel caso di terapie locali accade talvolta che i medici per fretta o superficialità dimentichino di spiegare al paziente come deve essere applicata una pomata o crema antipsoriasica. È essenziale in questi casi uno stretto rapporto medico-paziente; a volte basta una telefonata per rimettere le cose a posto.

Quindi una persona affetta da psoriasi non deve avere la presunzione di curarsi da sola, sottostimando

le competenze del medico specialista. Riteniamo, invece, che una buona comunicazione tra le due parti possa facilitare il percorso di cura senza andare incontro a effetti indesiderati che potrebbero causare un peggioramento della malattia.

 

D.ssa Mara Maccarone

Presidente A.DI.PSO.

 

 
 
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